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La Contessa Scalza – Recensione Film

Recensione Film: La Contessa Scalza
Regia: Joseph L. Mankiewicz
Interpreti: Ava Gardner, Humphrey Bogart, Edmond O’Brien, Valentina Cortese, Marius Goring, Rossano Brazzi, Elizabeth Sellars, Warren Stevens, Franco Interlenghi, Mari Aldon, Bianca Maria Fusari, Alberto Rabagliati, Renato Chiantoni, Carlo Dale, Tonio Selwart, Enzo Staiola,
Genere: Drammatico
Anno: 1954
Immagine Del Post By: Laimtree

Salve a tutti e bentornati in questo mio piccolo angolo di web!

Oggi siamo di nuovo qui a parlare di cinema classico con La Contessa Scalza, uno dei film più belli, critici e innovativi della sua epoca. Siamo infatti nel 1954 e sta accadendo qualcosa che cambierà per sempre il cinema americano: sta iniziando il declino del Production Code! In questo film il cambio epocale è palese. Parole proibite come “sesso” tornano sul grande schermo senza che nessuno dica nulla.

Harry Dawes è uno scrittore e regista ex alcolista che lavora per il perfido Kirk Edwards, ricco ereditiero diventato produttore indipendente. Quest’ultimo ha incaricato e Harry e l’addetto alle pubbliche relazioni Oscar Muldoon di trovare un “nuovo volto”, una nuova attrice da portare sul grande schermo per farne una star. Una lunga serie di ricerche li portano in spagna al cospetto della bellissima e talentuosissima Maria Vargas, ballerina per passione in un locale di Madrid.

Ho visto una miriade immensa di bei film da quando ne ho memoria, ma La Contessa Scalza era qualcosa che mi mancava, una parte dell’epoca classica di cui sentivo il bisogno. Questa pellicola ha dalla sua parte tutto: personaggi affascinanti, vicende impeccabili, un finale perfetto nella sua tragedia. La sua particolarità è quella di configurarsi come una favola amara, una Cenerentola (spesso citata nel film) che però non avrà il suo lieto fine.

La protagonista, infatti, è Maria Vargas, una Cinderella particolare e molto determinata. Cresciuta all’ombra di una madre violenta è libera e indomabile con le foto dei grandi artisti del cinema appesi in camerino e la voglia di diventare una star. E beh, in realtà è già una star. Una stella di Madrid. Ballerina per passione, si guadagna da vivere danzando in un locale notturno della città.

Questo fatto, però, non deve trarre in inganno. Maria è una ragazza libera, ma non una “poco di buono”. Non siede mai al tavolo con i clienti, balla una volta soltanto ogni sera e solo ed esclusivamente se ne ha voglia. Del resto, come dice lo stesso proprietario del luogo, Maria è una stella. Non lavora nel locale, non ha padroni e dopo il suo ballo si defila nel camerino per poi svanire nella notte.

Tuttavia Maria è anche una donna molto ingenua. E’ una sognatrice che vuole essere amata e sta cercando il suo grande amore. E sarà proprio la sua ingenuità a determinare il triste finale. Per quanto, infatti, sia una ragazza forte che non si fa sfruttare, una volta trovata la realizzazione del suo sogno non si renderà conto che il tradimento è proprio dietro l’angolo.

Maria è una Cenerentola che ha sposato il principe sbagliato.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, che dire? A partire dal mitico e dolcissimo Harry – che con Maria avrà sempre un rapporto molto indefinito – sono tutti indimenticabili. Ognuno di loro è indispensabile e contribuisce a trattare una o più tematiche del film. In questo caso, tra l’altro, ne troviamo parecchie, alcune anche molto scomode per un film dell’epoca.

Il primo è sicuramente quello del pregiudizio. La Contessa Scalza vuole accantonare l’idea che una donna che balla nei locali sia per forza una “donnaccia”. Maria, infatti, balla solo ed esclusivamente per passione. E’ sensuale, certo, ma non le interessa attrarre nessuno. La sua danza è solo pura espressione artistica ed esistenziale, un modo per ricongiungersi alla natura e al suo vero io. Lei lo definisce “il fango” e con questa definizione intende la semplicità, la bellezza delle piccole cose, la povertà umile in cui è nata e cresciuta e cui sente di appartenere prima del tutto e poi in parte. Nei suoi balli spontanei e liberi non ci sono secondi fini.

Poi ovviamente c’è il tema dell’ipocrisia, quella dei ricchi ereditieri e dello stesso mondo di Hollywood. Questa pellicola è una di quelle che critica il cinema americano classico, mettendo in mostra il lato amaro della fama e il marcio di tanti produttori che pensano solo al denaro. In questo campo è determinante il trio maschile Harry, Kirk, Oscar. Kirk, infatti, non produce film per passione ma solo ed esclusivamente per denaro, Harry invece è la sua “nemesi”. Ama la sua arte, ama il cinema e lo rispetta. Per questo motivo non permette mai che la sua umanità venga messa in secondo piano per fini puramente economici. Oscar, invece, è la via di mezzo. Il denaro non gli dispiace, ma c’è un limite alle cose che è disposto a fare per ottenerlo.

E infine, ma non certo per importanza, troviamo la colonna portante della storia. L’amore, la ricerca senza freni della nostra protagonista. Maria (che non per niente come nome d’arte ha il nome di Maria D’Amata) ama senza freni e senza riserve. E’ disposta a fare qualsiasi cosa per le persone a cui vuole bene e il suo pubblico la ammira per questo. Tuttavia, il suo modo di amare così intenso la porta a scegliere l’uomo sbagliato, che lei crede un principe e che invece si rivela uno squilibrato.

Il conte Vincenzo Torlato-Favrini, infatti, non è il principe azzurro che Maria aspettava. Fino alla prima notte di nozze le cela il segreto della sua impotenza, dimostrandosi un disonesto agli occhi di Maria oltre che una persona che non la crede sinceramente innamorata. La nostra protagonista non si perde d’animo, prova in tutti i modi ad essere felice con Vincenzo ma deve fare i conti con le difficoltà di coppia che cominciano ad emergere. Il tutto prende una piega sempre più brutta, come scopriamo nella scena in cui va a confidarsi con Harry, e peggiora quando lei lo tradisce e lui vede confermati i suoi timori (ovvero che lei non fosse in grado di stargli vicino). I due, sostanzialmente, si fanno del male a vicenda e tra bugie e tradimenti il loro matrimonio finisce in tragedia.

Quello che mi ha stupita di questo film, lo ammetto sono proprio le tematiche trattate verso la fine del film. Il cinema classico, infatti, ha sempre criticato sé stesso e la sua ipocrisia, i pregiudizi li aveva sempre aggirati mantenendo un alone di ambiguità in molte pellicole ma era dai tempi del muto che temi come l’impotenza e le conseguenti problematiche nella coppia non venivano più trattate. Fino all’uscita di questo film nessuno aveva più osato. Il Production Code era stato eluso, ma comunque tenuto in considerazione.

E in questo senso è geniale il modo in cui La Contessa Scalza si configuri non solo come un film estremamente sociale e controverso, ma come una vero e proprio atto liberatorio del cinema nei confronti del Production Code. Se si guarda attentamente questa pellicola, infatti, ci si rende conto come l’impostazione sia la stessa dell’epoca del muto. E’ senza freni, diretta, imprevedibile come lo erano le prime pellicole. L’unica differenza è che è sonora, ma la base è quella dei grandi film muti come Agonia Sui Ghiacci, per esempio.

Si tratta quindi non solo di una liberazione dalla censura, ma del riappropriarsi della propria libertà artistica da parte della settima arte di Hollywood. Certo, il Production Code sarà eliminato ufficialmente solo nel 1965 ma in realtà dagli anni cinquanta in poi venne progressivamente accantonato. Questo film si configura quindi come un ritorno alle origini con l’arricchimento, però, di decenni di esperienza tecnica.

In sostanza, La Contessa Scalza è un film che mi ha colpita molto sia dal punto di vista del contenuto che da quello prettamente cinematografico. E’ un dramma umano amaro, una storia che sembra una favola e che prende pieghe spaventose ma anche un classico che più classico non si può. Assolutamente imperdibile per chi – come me – è innamorato della settima arte.

Bene, anche questa recensione è finita e io sono curiosissima di sapere cosa ne pensate voi! Avete visto La Contessa Scalza? Lo vedrete? Fatemelo sapere nei commenti! Come sempre evi ringrazio per il tempo che avete dedicato alle mie parole.

Al prossimo post!

Se ti va qui trovi il video in cui avevo parlato del Production Code e della sua storia! Non sono ancora molto brava ma ci ho provato!

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