Salve a tutti e bentornati in questo mio piccolo angolo di web!
Ebbene sì, domenica scorsa sono finalmente riuscita ad andare a vedere Odissea di Nolan. Chi mi segue da un po’ sa che ho avuto un lunghissimo periodo in cui sono stata ossessionata dai miti greci quindi, quando ho saputo dell’uscita dell’Odissea di Nolan, quell’ossessione si risvegliata e non vedevo l’ora di andare a vedere questo film… nonostante tutte le riserve che erano nate in me dopo le critiche pesanti che ha ricevuto fin dall’inizio. Letteralmente, non era neppure ancora uscito che già in molti gridavano alla schifezza.
Premetto che questa non sarà una recensione ma racconto della mia esperienza al cinema, perché è stata una serata bellissima e perché è uno di quei film che va assolutamente visto al cinema. Tra l’altro, anche se il cinema non è in IMAX vi assicuro che il film è splendidamente godibile ugualmente.
La decisione di andare a vederlo l’ho presa un pochino di fretta: infatti ero stanca di aspettare che qualcuno venisse al cinema con me. La passione per queste storie è una cosa principalmente mia e ho capito che, se avessi aspettato di andarci con qualcuno, molto probabilmente me lo sarei perso e poi avrei dovuto recuperarlo in streaming (così come è successo con molti altri film come per esempio Wicked).
Quindi, come avevo fatto per Guardiani Della Galassia 3 e Barbie ho deciso di andare a vedere il film da sola. E, col senno di poi, credo che sia stata una buona scelta perché ho potuto vivere nel film, emozionarmi anche in modo “esagerato “e sentimentale senza preoccuparmi di cosa avrebbero pensato di me le altre persone che erano con me.
Già solo andarlo a vedere è stata un Odissea! Infatti prima ho fatto tardi (e così ho perso lo spettacolo a cui avrei voluto andare), poi sono arrivata appena in tempo per quello successivo e così erano rimasti soltanto in posti in prima e seconda fila. Sul momento non ero molto entusiasta – e stavo quasi per desistere e rassegnarmi ad andare un’altra volta – ma il desiderio era troppo forte e così ho accettato di vederlo dalla seconda fila. Una posizione che di solito svantaggia un po’ lo spettatore ma che, in questo caso, si è rivelata particolarmente valida per vivermi a pieno questo film.
Col senno di poi è stata una fortuna! Infatti, il fatto di essere in una posizione dove il film quasi mi sovrastava mi ha permesso di assaporarlo in tutta la sua grandiosità e di sentirmi immersa in quella storia così tanto che in alcuni momenti mi sono sentita veramente sopraffatta e spaventata. Non lo reputo una cosa negativa, un film deve catturarti ed era da un bel po’ che non trovavo un’opera della settima arte che fosse davvero in grado di rapirmi completamente.
Il film è iniziato dopo la consueta pubblicità, stranamente molto ridotta rispetto al solito. Del resto, la pellicola dura la bellezza di tre ore quindi bisognava andare un po’ spediti (motivo per cui non abbiamo fatto neppure la pausa, anche se forse sarebbe stata necessaria).
Fin dai primissimi minuti mi sono sentita subito presa, complice anche il fatto che il film procede veramente ad un ritmo molto spedito. Si comincia con la fine della guerra di Troia, rappresentata in tutta la sua crudezza e il suo orrore. Ho capito subito che non Nolan non ci avrebbe risparmiato molto e, infatti, andando avanti mi sono accorta che ci è andato giù veramente pesante su molte cose. A partire dal cavallo, bellissimo e levigato quanto inquietante e spettrale. Devo dire che mi ha inquietato profondamente, soprattutto la scena dove – dopo tanti giorni di attesa – alcuni uomini iniziano ad affogare all’interno del cavallo che nel frattempo è stato sommerso dalla sabbia e dalla marea.
Come dicevo, il film procede ad un ritmo spedito e, dopo la caduta della città, in un attimo ci ritroviamo alla scena con Polifemo. Ero rimasta un po’ perplessa quando avevo visto le immagini di Polifemo che erano circolate on-line. Mi sembrava davvero una di quelle cose raffazzonate create con 2€ che manco la peggio CGI di Ratatoing… e invece sono rimasta profondamente colpita e sorpresa quando ho visto la scena completa: è una sequenza girata in modo magistrale, tanto che quasi mi sono commossa nel vedere la resa cinematografica di Polifemo.
Una serie di effetti speciali che riducono al minimo la CGI e, proprio per questo, risultano credibili, tangibili. Polifemo ti sembra reale, hai la sensazione che esista veramente mentre gli attori recitano. Mi ha ricordato molto gli effetti speciali che si utilizzavano negli anni cinquanta e sessanta per questi film, ovviamente però portato ad un livello superiore (perché oggi abbiamo più tecnologie per poter rendere estremamente realistico anche un effetto speciale realizzato in modo “artigianale”).
Questo non significa che Nolan non abbia utilizzato la CGI all’interno del film, molto semplicemente non ne ha abusato. Sono rimasta incantata, quasi mi veniva da piangere nel vedere il cinema tornare ad essere cinema. Non vedevo un film girato così probabilmente dai primi anni 2000. Personalmente, Polifemo era così perfetto da vedere sullo schermo che in quel momento mi fregava solo di vedere le sue inquadrature: la storia di Odisseo poteva aspettare!
La scena non è particolarmente lunga ma è veramente spaventosa con tanto di colpo di scena finale che ti fa comprendere che, forse, tutti questi uomini dalla guerra non hanno imparato poi molto. Odisseo in primis – qui rappresentato non come l’uomo del multiforme ingegno ma come una persona profondamente traumatizzata, piena di sensi di colpa e dalla moralità discutibile – ne ha di strada da fare per comprendere a fondo tutto quello che ha combinato e che continuerà a combinare.
Sì, Odisseo è un mezzo disastro in questo film! Non che non mi abbia fatto tanta tenerezza (è sempre triste, costantemente triste) però non è un personaggio con cui tendi a empatizzare e che ti sta simpatico fin da subito. Del resto stiamo parlando di un personaggio che ha appena raso al suolo una città: molto probabilmente è un bene che non ci stia simpatico fin da subito. E, probabilmente, vista la situazione politica e il periodo storico è anche un bene che Nolan ci presenti Odisseo non come un eroe di guerra, ma come un uomo distrutto (oltre a fare veramente tutto il possibile per rendercelo sempre più odioso ogni minuto che passa).
So che a molti non è piaciuto lo stravolgimento del personaggio, così come non sono piaciuti altre scelte del regista ma i tempi sono cambiati e, giustamente, Nolan ha realizzato un film che possa parlare al pubblico generalista contemporaneo. l’Odissea è stata scritta più di tremila anni fa, era un altro mondo e i valori erano diversi: oggi se davvero Odisseo fosse rappresentato sullo schermo uguale identico a come è nel racconto originale molto probabilmente il film non farebbe grande successo. Fortunatamente, infatti, almeno una parte dell’umanità ha capito che nella guerra non c’è onore, né valore né eroismo.
Nolan ha scritto questo Ulisse perché ci ricordasse che la guerra è una cosa orribile e secondo me ha fatto bene.
(Tra l’altro parlando con la mia amica Monica (che queste cose le ha studiate) mi pare di capire che forse – tra tutte le varie trasposizioni – questa è quella più “fedele” visto che si discosta dalla rappresentazione dell’eroe senza macchia che cerca di tornare a casa e lo riporta alla sua natura un po’ antipatica e moralmente problematica.)
È il motivo per cui questo film mi ha fatto un effetto strano: più lo guardavo è più comprendevo la mia fortuna nell’essere nata nel 2026 in un Paese come l’Italia. Avevo già parlato in un post precedente del fatto che ritengo di essere nata nell’epoca giusta e nel posto giusto. Non sono una di quelle che avrebbe voluto nascere in un’epoca diversa o in un posto diverso e il film di Nolan… è come se me lo avesse, in un certo senso, ricordato per ben tre ore filate.
Mentre guardavo tutti questi uomini morire in battaglie insensate, terrificanti e mentre osservavo quel mondo oggettivamente spaventoso dove la pace era praticamente una parentesi tra una guerra e l’altra mi sono sentita infinitamente grata di essere nata in un periodo storico e in un paese che mi permette di vivere una vita tranquilla, dove posso uscire serenamente a fare una passeggiata senza dovermi preoccupare, dove ho la possibilità di accedere a piccoli ma splendidi svaghi come un giro in biblioteca oppure un evento dove realizzare qualcosa di fatto a mano.
Un tempo ed un paese dove posso portare avanti un blog senza timori e dove posso fare un sacco di quelle piccole cose che mi piacciono tanto come andare al supermercato a comprare la mia zuppa di farro preferita, entrare in un negozio e acquistare del materiale per il mio Juornal, per andare al cinema e godermi un film come questo sapendo che è solo un film mentre sgranocchio piccoli snack a forma di pesciolini.
Ecco perché dico che il film di Nolan è stato un’esperienza. È un film che mi ha ricordato quanto sia fortunata. Quando sono uscita dalla sala cinema, infatti, mi sono sentita come se fossi finalmente rientrata nel mio mondo… e quella sera tutto mi è sembrato più bello, ancora più bello del solito. Mi sono sentita rincuorata dall’idea che questo è il mio mondo. Era una serata splendida e io ero felice: non avrei cambiato il mio mondo e il mio tempo con nessun un altro mondo e nessun altro tempo.
Siamo estremamente fortunati e, secondo me, talvolta non ce ne rendiamo conto.
Tornando al film, successivamente abbiamo fatto un po’ avanti e indietro tra Itaca e la nave di Ulisse. Come la maggior parte dei film di Nolan anche Odissea non è un film lineare. Deco dire, però, che sono rimasta sorpresa perché nonostante ci siano i suoi amati salti temporali il film risulta decisamente meno criptico del solito. Premessa: sono fan di Nolan e della sua cripticità, per me se ci fosse andato giù il più pesante sarebbe stato bellissimo lo stesso.
A causa dei salti temporali continui non riesco a ricordare esattamente l’ordine con cui si susseguono le scene ma subito dopo Polifemo ecco che, ad una velocità supersonica, arriviamo alla scena dei Lestrigoni. Una di quelle più criticate del film. Anche io non l’ho trovata granchè rispetto al resto ma ne comprendo l’importanza: è il momento in cui Odisseo comprende che non potrà riportare tuti quanti a casa. Ma neppure il tempo di prenderne coscienza che si riparte verso Circe.
La scena che riguarda Circe è una delle più modificate rispetto all’opera originale ma è anche una delle più potenti dell’intero film. Non dura molto ma ha il suo impatto (nonostante fosse a livello di dialogo potesse essere strutturata meglio). Anche in questa occasione, Nolan ci ricorda come la sua Odissea abbia delle tinte molto horror: la scena della trasformazione degli uomini maiali è veramente terrificante proprio perché la computer grafica è ridotta al minimo.
È una scena oggettivamente disgustosa, che ammetto di aver guardato solo in parte poiché – dopo tutto quello che avevo già visto nel film e complice anche una quantità forse un po’ troppo elevata di snack a forma di pesce – mi stavo praticamente sentendo male ed ero davvero tentata di andare via e tornare a vedere il film un’altra volta.
Fortunatamente ho resistito, perché la scena successiva, dove Odisseo si reca da Tiresia, e una delle scene più belle che io abbia mai visto in un film di questo genere. Niente effetti speciali strani, niente CGI che ti rovina tutta la scena perché lo vedi che non è realistica. Semplicemente questi uomini, coperti di terra che escono dal sottosuolo. Sono solo uomini coperti di terra. Non vengono rappresentati con trasparenze, voci terrificanti o esasperate: in un certo senso sono ancora le persone che erano. Una scelta che, col senno di poi, trovo particolare: dopo aver puntato per tutto il film su scene horror… nella scena dei fantasmi e dell’Ade l’horror quasi si dissolve e così quello che ci troviamo davanti è un uomo distrutto che chiede aiuto e perdono ad altri uomini che lui ha contribuito a distruggere.
Una scena di una potenza eccelsa a dimostrazione del fatto che una buona regia può creare delle scene dal fortissimo impatto anche senza effetti speciali assurdi. Onestamente, mi spiace un po’ che non abbiano inserito il personaggio di Achille ma comprendo che c’era talmente tanta carne al fuoco in questo film che già condensarlo in due ore è stato un’impresa epica.
Personalmente, mi sono emozionata tantissimo di fronte a questa scena non solo per la splendida interpretazione ma anche per l’impatto emotivo a livello prettamente cinematografico. È sempre un piacere vedere un film realizzato bene.
A questo punto, il nostro protagonista riparte per cercare di arrivare a casa e quindi ci facciamo di seguito la scena dedicata alle sirene e quella che tratta Scilla e Cariddi. Due scene che ho trovato molto potenti in entrambi i casi. Devo dire che è stato un film angosciante, per gran parte della durata mi sono sentita veramente male per questi personaggi e per Odiseeo in particolare.
Per quanto riguarda le sirene penso che Nolan abbia utilizzato l’escamotage perfetto: le vediamo solo da lontano così non c’è stato bisogno dell’utilizzo della computer grafica. Non sentiamo neppure la loro voce, sentiamo solo Odisseo che ci racconta quello che ha provato quando ha sentito quel canto. Un canto che non racconta la conoscenza ma che ti sbatte in faccia tutto quello che hai perduto e probabilmente non riavrai più. È stata definita una delle scene più potenti del film e, sinceramente, sono d’accordo. Non è una scena con chissà che grande costruzione ma questo non le impedisce di funzionare perfettamente. Si percepisce tutto il dolore di Odisseo, il dolore per aver perso un’intera vita dietro ad una guerra che non ha portato da nessuna parte.
Per Scilla e Cariddi, invece, la questione è diversa: l’utilizzo della computer grafica era di fatto indispensabile ma Nolan è riuscito comunque a dare credibilità a questi due personaggi. In particolare la scena in cui le teste escono dalle rocce mi ha colta di sorpresa, spaventami. Detto così sembra che io sia stata terrorizzata per tutto il film…Il che è in parte la verità! È evidente che Nolan hanno abbia voluto prendere questo film quasi un horror vero e proprio e va benissimo così. Se vado a vedere un film voglio che questo film mi emozioni. Altrimenti che sono andata a vederla fare?
Superati Scilla e Cariddi arriviamo poi ad uno b degli eventi cruciali: gli uomini di Odisseo che si cibano delle vacche di Apollo, il motivo principale per cui sarà soltanto Odisseo a tornare ad Itaca. Anche quella scena è costruita benissimo e ho amato il modo in cui è stato caratterizzato Odisseo: da un lato è spaventato e intristito per il destino che toccherà i suoi uomini, dall’altro però è anche stanco di mettere in guardia e non essere ascoltato motivo per cui risulta, almeno In un primo momento, più insofferente che effettivamente dispiaciuto. Sono ormai in viaggio da tantissimo tempo, Odisseo ha combattuto prima a Troia e ora sta lottando contro gli dei: non c’è da stupirsi che a questo punto sia semplicemente un uomo stanco che, nel vedere i suoi uomini scegliere da soli il proprio destino, non provi fin da subito quella disperazione che ci si aspetterebbe da lui.
Tutti infatti sappiamo come andrà: i suoi uomini periranno tutti in mare mentre lui naufragherà sull’isola di Ogigia, dove incontrerà Calypso. Siamo arrivati al momento del film in cui finalmente Odisseo ha ricordato tutto e, di conseguenza, scopriamo anche cos’è accaduto da quando lui è arrivato sull’isola di Ogigia. Calypso, a modo suo, ha cercato di curarlo ma poi si è innamorata di lui e, se da un lato ha utilizzato i fiori di loto per lenire il suo dolore, dall’altro è anche vero che li ha usati per non farlo partir. E’ una cosa che lei stessa ammette ma quando si rende conto che Odisseo è ancora innamorato di Penelope si decide finalmente a lasciarlo andare. La reazione di Odisseo alla notizia che sono ben sette anni che è sull’isola di Ogigia è qualcosa di eccelso secondo me. Ho amato come Matt Damon ha recitato quella scena.
Siamo quindi giunti al momento fatidico: Odisseo parte per rientrare in patria dove dovrà affrontare ancora una lunga serie di peripezie prima di riuscire finalmente a ricongiungersi con Penelope. Tutta la parte dedicata al suo ritorno in patria e girata benissimo e mi ha emozionata molto, ma la scena che ho preferito è stato proprio il dialogo con Penelope. Ho apprezzato molto il fatto che sia stato inserito il tema del tempo. Odisseo parla con Penelope e piange per tutto: piange per quello che ha fatto ma soprattutto piange per la vita che ha perduto dietro ad una guerra insensata. Gli anni della sua giovinezza, tutto quello che avrebbe potuto vivere con Penelope nessuno potrà mai restituirglielo. È una delle cose più tristi di tutto il film.
Nello stesso tempo, ho amato il modo in cui Odisseo si riconcilia con Atena in questa scena. Non solo perché ricorda finalmente tutto ciò che era accaduto e il motivo per cui Atena ha per lui quel determinato aspetto, ma soprattutto perché diventa evidente quale sia il suo problema: per ricominciare a vivere, per pensare di meritare l’amore di Penelope, dovrebbe perdonarsi ma non è in grado di farlo (e col senno di poi non gli si può neanche dare torto) e così è Atena – a prescindere che si tratti effettivamente di Atena oppure di un’immagine creata dal subconscio della mente di Odisseo – a perdonarlo e a legittimarlo finalmente ad agire. Scena toccantissima, piena di lacrime da parte di entrambi i personaggi – anche da parte mia – che ho amato molto e che, devo dire, mi ha fatto apprezzare molto l’interpretazione di Zendaya.
Per quanto riguarda la battaglia finale, invece, credo di essere un po’ una voce fuori dal coro. So che alla maggior parte delle persone non è piaciuta, che l’hanno trovata un’americanata. Io non sono d’accordo. Trovo che la scena, nel complesso, sia stata girata molto bene. E una delle migliori scene d’azione mai riuscita nella storia? Molto probabilmente no ma è una buona scena. L’unica cosa che forse un po’ lascia perplessi è il fatto che Odisseo faccia tutto questo dopo aver finalmente capito quali sono stati i suoi errori. Ma credo che sia proprio questo il punto. Il fatto che Odisseo abbia finalmente compreso quali siano stati i suoi sbagli non significa che sia automaticamente in grado di gestire correttamente tutte le situazioni che gli si trovano davanti.
Ha iniziato a cambiare ma è troppo presto perché possa cambiare così velocemente anche il suo modo di agire. Odisseo, infatti, in questo film non è un eroe come quelli che conosciamo oggi: non ha un’etica ferrea, ha passato gran parte della sua vita a tradire praticamente ogni persona che ha amato e che lo amava… per quanto abbia compreso sarebbe stato molto strano che avesse agito di colpo in modo completamente diverso.
Per quanto riguarda il finale, invece, è oggettivamente molto diverso rispetto a quello dell’Odissea originale ma, se devo essere sincera, non mi è affatto dispiaciuto. Anzi, per certi versi è un finale molto più positivo quindi ben venga. È un finale dove Ulisse completa finalmente il suo percorso: prende coscienza di quelli che sono stati davvero i suoi errori e di ciò che invece non poteva controllare. Ci sono delle cose che ha causato lui stesso, di cui ha effettivamente la colpa ma non può assumersi la responsabilità dell’intera guerra e del modo di agire di altre persone che hanno fatto scelte immorali o discutibili.
Per me un eccellente finale anche perché, per quanto sia stato pubblicizzato come un Blockbuster, L’Odissea di Nolan resta un film d’autore. Ho letto articoli sul fatto che Nolan ha tradito Omero, post di persone che si sono dette molto deluse da questo film perché non era identico all’originale. Io invece l’ho apprezzato proprio perché non è identico all’originale. Se vado a vedere un film d’autore voglio la visione di quell’autore, voglio il suo punto di vista unico. Non mi interessa vedere la copia di un’altra cosa – tanto più che anche tutte le altre precedenti rivisitazioni e trasposizioni cinematografiche dell’Odissea, in realtà, si sono sempre discostate dall’originale.
In questo post ho parlato poco, anzi praticamente non ho detto nulla, su tutte le scene ambientate a Itaca mentre Penelope aspetta il ritorno di Odisseo e i pretendenti – qui mai chiamati proci – ne combinano di tutti i colori e fanno sostanzialmente schifo. Non mi ci sono soffermata non perché non mi siano piaciute, anzi, trovo che siano state girate molto bene. La recitazione è di altissimo livello e sono rimasta molto sorpresa sia da Anne Hathaway si a da Edward Cullen Robert Pattinson. Sapevo che dopo Twilight aveva fatto cose molto diverse che era diventato un buon attore, tuttavia ammetto di non aver seguito molto i suoi film e, di conseguenza, non sapevo cosa aspettarmi. L’ho trovato perfetto nella parte del viscido, e anche se talvolta mi sembrava di vedere Edward Cullen che cercava di corteggiare Penelope pensando che fosse Bella Swan, devo dire che è stato eccezionale.
Non mi è dispiaciuto neanche Tom Holland, per quanto forse la sua interpretazione sia stata quella che mi ha convinta di meno. Con questo non intendo dire che non ci sia stato un buon livello di recitazione, anzi, ma sarà che si tratta di un attore molto esposto e, in certi momenti, ammetto che ho visto Spiderman e non Telemaco. Anne Hateway, invece, perfettamente calata nella parte: vedevo veramente solo Penelope.
Il motivo per cui non mi sono soffermata su tutta questa parte, quindi, non è perché le scene ambientate a Itaca che non siano di qualità ma perché questa non è una recensione e quindi mi sono riservata al diritto di concentrarmi su ciò che più mi aveva emozionata. E, ammetto, di essere andata a vedere questo film soprattutto per il viaggio di Odisseo.
In sostanza, quindi, o amato questo film. L’ho amato anche perché, come vi dicevo all’inizio, mi ha fatto un effetto strano: una volta uscita dalla sala, infatti, mi sono sentita profondamente grata di vivere in questo tempo, in questo mondo. Era una bellissima serata e ho osservato le luci brillanti sotto un cielo che volgeva al tramonto con un’immensa felicità nel cuore.
Mi ha fatto pensare alla nostra realtà, a come viviamo qui oggi. Ho pensato a quella della serata rischiarata dalle luci, alla mia quotidianità che mi permette di essere parte di un mondo così bello. Ho pensato alla mia città dove in qualsiasi momento puoi trovare una nuova opportunità per fare qualcosa di creativo, di bello. Ho pensato ad internet, alle incredibili possibilità che ci dà mettendoci in contatto l’uno con l’altro anche quando siamo lontanissimi. Ho pensato alle persone, a quelle che hanno riempito il mondo online e offline di positività, di cose belle, di emozioni, di creatività. E mentre rientravo a casa felice di essere “tornata” nel mio mondo si è fatta strada in me la consapevolezza che c’è una parte di umanità che ha preso davvero una bella piega ❤️
Bene, anche questo lunghissimo post è finito e io sono curiosissima di sapere cosa ne pensate voi. Vi è piaciuta L’Odissea di Nolan? Fatemelo sapere nei commenti! Come sempre vi ringrazio per il tempo che avete dedicato alle mie parole!
Al prossimo post!
Blog Delle Amiche
Ci sono dei contenuti interattivi sul blog!
Mi sto divertendo tantissimo a realizzarli e così adesso su questo blog ci sono anche test divertenti e giochi pensati per farvi passare qualche minuto di spensieratezza!

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