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0 In Diario di viaggio di una blogger sentimentale/ Webmaster

Volevo Davvero Un Personal Brand Come Web Designer?

Salve a tutti e bentornati in questo mio piccolo angolo di web!

Da qualche anno a questa parte – più o meno da dopo la pandemia in poi – c’è stato venduto il sogno del personal brand. Un marchio oppure un’attività basata interamente sulla persona stessa… o meglio, sull’immagine che la persona da di se stessa on-line.

Un sogno che c’è stato raccontato come qualcosa di meraviglioso, un’opportunità immensa a livello professionale. Ma è davvero così? È proprio così fantastico trasformare se stessi in un marchio?

Nelle ultime settimane non ho fatto solo il restyling del blog, ho fatto anche un restyling completo della mia attività. Adesso è da qualche anno che sto lavorando e mi sono resa conto che era arrivato il momento di trovare una quadra… ma c’era qualcosa che mi frenava, qualcosa che mi impediva di sbloccarmi.

Era proprio il personal brand. Il fatto che la mia attività fosse legata a me come persona. Un legame che mi faceva sentire in dovere di dare una certa immagine su internet, come se dovessi fare una performance lavorativa costante fatta di professionalità h24, ultrasicurezza e una modalità comunicativa che non mi appartiene.

Mi piace dilungarmi, ma non mi piace girare attorno alle cose: preferisco descrivere i miei servizi andando dritta al sodo. Se c’è una cosa che ho imparato da questo blog, quando ancora i servizi erano caricati qui, e che voglio una distinzione netta tra la mia professione e la mia vita. E voi direte: “ma ne parli qui”. E’ vero, ma perchè fa parte del mio percorso. Questo è il mio diario. Qui non ho mai sentito il bisogno di performare.

Ed è stato lì che ho capito che il personal Brand non poteva fare per me. Anche perché portando avanti un canale YouTube e un blog personale, preferisco che la mia immagine rimanga legata a questi progetti. L’ambito professionale deve essere completamente distaccato.

Così, mi sono reinventata. Ho fatto un bel po’ di modifiche strutturali e organizzative per rientrare in una comunicazione più mia e più concreta. Ho anche deciso di ridimensionarmi, rimanendo entro i confini della mia città. E, anche se a qualcuno può sembrare una sorta di tornare indietro, mi sento benissimo così.

Un personal brand sarebbe stato insostenibile per me a lungo termine. E’ incompatibile con alcune aree della mia vita e soprattutto del mio carattere. Con questo non voglio dire che non sia una grandissima opportunità o che sia qualcosa di brutto. Semplicemente è qualcosa che si adatta di più a chi ha altre caratteristiche.

Io, onestamente, non ne potevo più di sentirmi esposta professionalmente online H24, di questa terribile sensazione di dover essere vista sempre in un certo modo e di dover mantenere quell’identità. Mi piace il mio lavoro, ma non sono il mio lavoro e voglio che la mia immagine rimanga legata a tutti gli altri progetti.

Preferisco che l’attività abbia un’identità sua, che le permetta di andare avanti da sé e di continuare a comunicare anche senza la mia presenza. Voglio che sia autonoma.

C’ho pensato a lungo prima di fare questo passo, anche se la decisione è stata una cosa molto naturale. Oggi sembra che il personal brand sia l’unica strada percorribile ma non è così. È sicuramente una bellissima strada per chi ama percorrerla ma non è l’unica.

E scrivo questo post anche per ricordarlo a tutti voi.

Se c’è qualcuno là fuori che sta pensando di aprire un’attività come libero professionista ma l’idea del personal brand non risuona, ebbene, sappiate che anche nel 2026 si può avere un’attività con un nome suo. Si può avere un’attività con un’identità solo e indipendente. Si può avere un’attività locale e territoriale.

Se non ti va di diventare il freelance con un personal Brand nazionale sappi che non sei obbligato a farlo.

Io sono felicissima di questo cambiamento: è stato meraviglioso lavorare con persone da tutta Italia e sarà meraviglioso continuare a seguirle (e a conoscerne di nuove se ce ne sarà l’occasione), ma sento che è arrivato il momento di tornare a casa.

Bene, anche quest posto è finito Io sono curiosissima di sapere cosa ne pensate voi. Avete mai fatto un passo che indietro non era? Come vi siete sentiti? Fatemelo sapere nei commenti. Come sempre vi ringrazio per il tempo che avete dedicato alle mie parole.

Al prossimo post!

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