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Il Labirinto Dei Libri Sognanti – Recensione Libro

Recensione Libro: Il Labirinto Dei Libri Sognanti
Autore: Walter Moers
Genere: Letteratura postmoderna/nosense
Anno: 2011

Grosse lacrime cominciarono a scorrermi sulla faccia e mi sforzai di convincermi che era solo una questione di nervi. E invece piangevo per la tristezza di dover constatare che il tempo sfugge a tutti noi e non si lascia alle spalle altro che immagini sempre più pallide.

Da: Il Labirinto Dei Libri Sognanti

Salve a tutti e bentornati in questo mio piccolo angolo di web!

Oggi è con una certa emozione che vi parlo de Il Labirinto Dei Libri Sognanti, seguito di uno dei libri più belli che abbia mai detto La Città Dei Libri Sognanti. Sono sincera, a causa delle recensioni negative ero partita un po’ scoraggiata e invece anche questo libro di Walter Moers si è rivelato stupendo. Per quanto mi riguarda è un seguito perfetto che emoziona, coinvolge e in molti punti commuove.

Duecento anni dopo la fine del precedente romanzo Ildefonso De Sventramitis è ormai lo scrittore più famoso di tutta Zamonia. Felice, si crogiola nei suoi successi fino a quando un giorno non riceve una lettera scritta da qualcuno che imita il suo stile. Ildefonso, leggendo, deve scendere a patti con le verità: ha perso l’Unza (ispirazione?) e i suoi ultimi libri sono un vero schifo. Disperato il protagonista resta pure scioccato dall’ultima frase che gli annuncia il ritorno del suo amico creduto morto, Il Re Delle Ombre. Ma sarà davvero così? Il dubbio è troppo pesante e Ildefonso parte nuovamente alla volta di Librandia.

Se La Città Dei Libri Sognanti era un mix di avventure e azione con una storia d’amicizia unica Il labirinto Dei Libri Sognanti è decisamente più improntato sull’emotività, in particolare su quella di Ildefonso. Come sempre infatti il libro è narrato in prima persona dal suo punto di vista e anche questa volta l’autore non si è risparmiato nell’esprimere con un linguaggio ironico e a tratti malinconico i pensieri di questo fantastico personaggio. Se c’è una cosa sulla quale non si può dire nulla di male è l’approfondimento psicologico di Ildefonso, che qui raggiunge livelli eccellenti. Ebbene si, esistono ancora i personaggi caratterizzati bene.

In questo caso ci troviamo di fronte ad un personaggio lievemente diverso rispetto a quello che avevamo conosciuto nel libro precedente: sono passati duecento anni, Ildefonso è invecchiato e con l’età è diventato ancora più sentimentale. Inoltre le sue paranoie si sono acuite e l’ipocondria ha raggiunto livelli storici. Questo sicuramente a causa dei traumi che ha subito nelle catacombe e che nel corso degli anni non ha mai dimenticato, esperienze tremende che Ildefonso pensava – o sperava – di aver dimenticato e che invece qui vengono prepotentemente risvegliate da una serie di circostanze che non dipendono da lui.

Per certi versi si, tutto il libro gira attorno ai traumi del protagonista che è destinato a riviverli in continuazione ed è come se non avesse scampo. Prima infatti ci sono gli incubi, poi un’inquietante rappresentazione teatrale e alla fine anche il ritorno sul luogo incriminato. In tutto questo Ildefonso non ha voce in capitolo, viene trascinato con l’inganno e costretto in modo sottile a rivivere la parte più bella e nello stesso tempo più triste della sua vita. Sotto questo punto di vista non è una storia facile anche perché la tensione è palpabile.

In sostanza è un libro molto emotivo: il libro precedente era l’avventura principale, in questo romanzo invece vediamo le conseguenze psicologiche di quell’avventura. Questo però non vuol dire che non ci siano colpi di scena. Al contrario, salteranno fuori delle inquietanti verità. Può darsi che nessuno a Librandia sia chi dice di essere, può darsi che fossero tutti d’accordo, può darsi che sia stato tutto un sogno. Non possiamo ancora saperlo perché il terzo libro Il Castello Dei Libri Sognanti non è ancora stato pubblicato. So che sono passati parecchi anni da quando è stato annunciato ma io non perdo le speranze! Del resto è appena uscito il Dragolibro. Ma sto divagando (si, come lo Sventramitis ma con meno eleganza).

Tornando a noi non possono non parlare della bellezza del wordlbuilding. La nuova Librandia è un luogo particolarissimo! Ok, forse è meno poetica della vecchia città ma non per questo meno bella. Mette tanta nostalgia. Si, Il Labirinto Dei Libri Sognanti è nostalgico e malinconico e la descrizione della nuova città è uno dei punti focali dell’effetto malinconico. Fin da subito il lettore può constatare che è tutto cambiato, non è rimasto nulla di quel luogo che Ildefonso aveva visitato in gioventù. Una gioventù che lui rimpiange e che sente passata per sempre anche se nella realtà lui è abbastanza giovane per essere un dinosauro (ha 270 e qualcosa anni… vivrà fino a 1000!).

E anche in questo caso Walter Moers si rivela un genio perché delinea bene quest’anzianità mentale – e in parte anche fisica – che Ildefonso sente su di sè. Avete mai notato che più le persone sono anziane e più si sentono e sono fragili? Ecco, qui succede proprio questo. Ildefonso si sente più fragile e mentalmente lo è. Non è pronto per una nuova avventura e questo libro forse vuole proprio essere una preparazione di Ildefonso (e del lettore?) a quello che succederà.

Nonostante questo però non si può dire che il nostro protagonista sia pesante. Al contrario è brillante, ha un senso dell’umorismo tagliente ma anche esilarante e cerca comunque di andare avanti. La sua forza probabilmente sta nella sua ironia e nell’auto ironia. Non è, insomma, un personaggio deprimente e… no, non è una cosa da poco. Il pericolo di cadere nello stereotipo dello scrittore tormentato – e magari anche abbastanza negativo – era molto alto invece Walter Moers è riuscito a rimanere in equilibrio dandogli un carattere spumeggiante. Ansioso, ipocondriaco e pieno di paranoie si, ma comunque in grado di fare qualsiasi cosa!

In sostanza quindi per me questo secondo romanzo è promosso a pieni voti e mi dispiace tantissimo che non sia stato apprezzato. E’ meno legato all’azione e più alle parole e alle storie dei singoli ma a me piace proprio per questo. E oltretutto, pur essendo un libro ponte, non annoia e introduce indizi effettivamente importati per l’inizio della nuova grande avventura.

Bene, anche questa recensione è finita e io sono curiosissima di sapere cosa ne pensate voi! Avete letto Il Labirinto Dei Libri Sognanti? Lo leggerete? Fatemelo sapere nei commenti! Come sempre vi ringrazio per il tempo che avete dedicato alle mie parole!

Al prossimo post!

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