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A Casa Dopo L’Uragano: Recensione Film

Recensione Film: A Casa Dopo L’Uragano
Regia: Vincente Minelli
Interpreti: Robert Mitchum, Eleanor Parker, George Peppard, George Hamilton, Everett Sloane, Luana Patten, Anne Seymour, Constance Ford, Ken Renard, Ray Teal, Charlie Briggs, Dub Taylor, Dan Sheridan, Guinn “Big Boy” Williams, Denver Pyle, Murt Bustin:
Genere: Drammatico
Anno: 1960

Salve a tutti e bentornati in questo mio piccolo angolo di web!

Oggi, dopo tantissimo tempo, torniamo a parlare di film con A Casa Dopo L’Uragano. Come tutte le pellicole che si collocano verso la fine dell’epoca d’oro di Hollywood anche qui ritroviamo un po’ un mix di due epoche: da un lato c’è la Hollywood classica dall’altro il nascente cinema degli anni sessanta qui ancora all’inizio della sua ‘carriera’. Nonostante sia palese la differenza – quasi come se la pellicola fosse divisa in due – in questo caso non dà fastidio e rimarca con classe la lontananza delle due generazioni (quella dei genitori e quella dei figli).

Il capitano Wade Hunnicutt è il re del paese in cui vive ma è molto malvisto a causa delle sue continue relazioni extraconiugali. Il suo rapporto con la moglie Hannah si è logorato perché lei ha scoperto che il marito aveva avuto un figlio al di fuori del matrimonio, Raphael, e non glielo aveva detto. Per questo motivo è stata lei ad occuparsi del loro unico figlio, Theron, impedendo a Wade di far parte della sua educazione. Il giovane Theran, ovviamente, è all’oscuro di tutto e ha passato gran parte del suo tempo a studiare tra un college e l’altro. Ora, però, sta per tornare a casa e i problemi tra i suoi genitori non potranno più essere nascosti.

Come dicevo A Casa Dopo L’Uragano e un film che si colloca a cavallo di due epoche storiche del cinema (un po’ come Fiore Di Cactus), quasi a voler rimarcare il divario tra le generazioni. Per di più è anche uno dei primi film moderni sul western e questo lo rende ancora più affascinante. Dagli ambienti i costumi, dai modi di fare alle filosofie di vita, tutto sembra contrastante in questo film. E del resto non potrebbe essere altrimenti. Wade e Hannah, infatti, sono contrastanti per tutto il tempo: davanti al figlio sposi che si rispettano, nella vita privata due persone che si odiano.

E proprio questo modo di comportarsi sarà la disgrazia della famiglia. La loro lotta per essere il genitore preferito, la voglia di ripicca e di ‘sbugiardare l’altro’ rovineranno infatti il giovane Theron che sua volta porterà tutti gli altri membri un circolo infinto di degradazione. Sotto questo punto di vista la pellicola è senza pietà e senza freni. Non si risparmia nel mostrare un odio profondo, distruttivo e in qualche modo contagioso. Una tragedia dietro l’altra, un vendetta dietro l’altra, un errore dietro l’altro.

Si, perché in questo film i personaggi non solo sbagliano ma perseverano nei loro errori con una testardaggine che fa arrabbiare. È ricco di protagonisti controversi, a partire da Wade che fa il duro ma poi si comporta da vigliacco nei confronti di Raphael. Il nostro possidente infatti pensa solo a salvare le apparenze, a nascondere i suoi misfatti senza rendersi conto che sono già sotto gli occhi di tutti. Diciamocelo: Wade è malvisto dalla gente del posto perché tutti sanno. Non c’è più nulla da nascondere è lui che non vuole farsene una ragione.

Proprio per questa mania di negare l’evidenza il suo rapporto con i famigliari e con il mondo è sempre malato. Con la moglie, infatti, non c’è che rancore mentre con il figlio non riesce ad instaurare una relazione e alla fine perde la sua stima. Anche il rapporto con il resto del paese è ai limiti: viene più temuto che rispettato e molte persone non vogliono entrare in contatto con lui o con la sua famiglia. La relazione più malsana però è quella con Raphael, il figlio illegittimo che nonostante tutto lo stima veramente e gli sta sempre vicino.

Del resto il giovane è uno dei pochi personaggi veramente positivi di questo film: non serba rancore, non incolpa persone innocenti e vive la sua vita come meglio riesce. Sa che continuare ad alimentare la rabbia non servirebbe a niente. Raphael quindi cerca di fare del suo meglio per evitare guai al padre e nel frattempo aiuta il fratello ad imparare a cacciare e a presentarsi alla ragazza che gli piace, Libby. E anche la povera ragazza risentirà delle problematiche della famiglia Hunnicutt. Tuttavia per lei e per Raphael alla fine ci sarà ancora una speranza.

Per gli altri membri della famiglia Hunnicutt, invece, la storia finirà in tragedia. A causa delle maldicenze non ci sarà tempo per riparare agli errori. Diciamo che c’era l’intenzione che è già qualcosa. Il finale, però, non vuole smentirsi e mantiene quell’amarezza che ha permeato tutta la pellicola. Certo, l’ultima scena lascia intendere che forse col tempo qualcosa si potrà ancora recuperare ma è indubbio che gran parte dei personaggi abbia sprecato la sua vita in azioni assurde.

In sostanza A Casa Dopo L’Uragano è una storia dura che non lascia scampo a chi guarda. Il suo intento era quello di essere un racconto poetico e potente e, nella sua brutalità, ci riesce. Non è una storia facile ma alla fine abbiamo bisogno anche di film come questo!

E voi cosa ne pensate? Avete già visto A Casa Dopo L’Uragano? Lo vedrete? Fatemelo sapere nei commenti! Come sempre vi ringrazio per il tempo che avete dedicato alle mie parole!

Al prossimo post!

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